martedì 25 novembre 2014

Bolzamini "A scuola di libertà"

Avrei potuto comprarmi un'agenda e l'ho fatto, ma lo spazio sulle pagine non era mai abbastanza e, soprattutto, era difficile condividerla. Perciò ho aperto questo blog. 
Ho la vaga (mica tanto vaga) impressione di aver guadagnato molto più di voi che leggete da quando ho deciso di rendere pubbliche impressioni e informazioni su questa piccolagrande città. Non parlo di soldi ovviamente perché non ci guadagno niente. Parlo di persone, occasioni, emozioni, parlo di un'energia nuova che mi anima, fatta di uno strano senso del dovere misto a curiosità e stupore. Ha un senso? Per me sì. E tanto basta. Se poi ne ha anche per voi allora è tutto.

Qualche giorno fa spinta dalla suddetta curiosità e dalla cieca fiducia nei promotori dell'iniziativa sono tornata a scuola. 
Lì per lì non è stato proprio il massimo, per un attimo ho pure pensato machimelofafare?! Gli studenti affollavano l'ingresso dicendomi "SCUSI" mentre mi sbatacchiavano addosso gli zaini con la fatale goffaggine tipica dell'adolescenza. SCUSI?! Cavolo. Mi sono pure vestita "giusta"...
Vabbè entro. Con me ci sono Alessandro*, Paola, Mayra e Luciano di Odòs che portano il carcere nelle scuole. La montagna a Maometto.
Il progetto si chiama "A scuola di libertà. Le scuole imparano a conoscere il carcere", è promosso dalla Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e vuole fare incontrare due mondi, diverse generazioni, il fuori e il dentro il carcere, il bene e il male, buoni e cattivi... Suona titanico, lo è. Ed è anche una delle cose più reali e vere a cui abbia mai assistito perché capace di restituire un volto e un'identità umana a chi sembra varcare un confine oltre il quale non lascia solo i suoi oggetti personali, ma la persona sua tutta.


 Ci siamo seduti nella biblioteca della scuola: solo sedie, il tavolo l'abbiamo spostato per non avere alcuna barriera tra noi, mi sono messa da una parte e ho osservato, salvo accorgermi che stavo trattenendo il fiato dall'emozione. 



I ragazzi sono stati accompagnati dagli educatori a riflettere sulla concretezza e la realtà della delinquenza, dalla quale nessuno di noi può dirsi veramente immune - siamo tutti potenziali criminali - e per la quale l'unico vaccino davvero efficace è la consapevolezza: di sé e della propria responsabilità. 
Poi si sono scontrati con la lotta per la sopravvivenza di due donne e un giovane uomo che hanno attraversato il dolore, giù giù giù fino a toccare il fondo nel buio più nero, per poi risalire grazie a una forza immensa fatta di perdono, amicizia e amore che ha restituito loro il sapore della vita. E' stato un momento intenso e vero. Continuavo a ripetermelo mentre scorrevano l'immagine e la voce di Claudia e Irene. E' tutto vero. E' tutto vero...

La loro è una storia che non si dimentica. E che da un senso. Appunto.

*Alessandro Pedrotti è vicepresidente della Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia e responsabile del Servizio Odòs della Caritas di Bolzano

Per approfondire:

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